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Copertina del libro «Il risveglio» di Kate Chopin

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Il ri­sve­glio

Di Kate Chopin

Classico di pubblico dominio di Kate Chopin · Nuova traduzione a cura di NovelSpell

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Il ri­sve­glio

Kate Chopin

Capitolo 1

Un pappagallo verde e giallo, in una gabbia appesa fuori dalla porta, ripeteva senza sosta:

«Andatevene! Andatevene! Perbacco! Va bene!»

Sapeva parlare un po’ di spagnolo e anche una lingua che nessuno capiva, tranne forse il tordo beffeggiatore, che stava nella gabbia appesa dall’altra parte della porta e fischiava nella brezza le sue note flautate con esasperante ostinazione.

Mr Pontellier, che non riusciva a leggere il giornale con un minimo di tranquillità, si alzò con un’espressione e un’esclamazione di disgusto.

Percorse la veranda e attraversò gli stretti «ponticelli» che collegavano fra loro i villini dei Lebrun. Fino a quel momento era stato seduto davanti alla porta della casa principale. Il pappagallo e il tordo beffeggiatore appartenevano a Madame Lebrun e avevano il diritto di fare tutto il chiasso che volevano. Mr Pontellier aveva il privilegio di lasciare la loro compagnia quando cessavano di divertirlo.

Si fermò davanti alla porta del suo villino, il quarto a partire dall’edificio principale e il penultimo. Sedutosi sulla sedia a dondolo di vimini che si trovava lì, si applicò di nuovo alla lettura del giornale. Era domenica; il giornale era del giorno prima. I giornali della domenica non erano ancora arrivati a Grand Isle. Era già al corrente delle notizie di borsa e scorreva irrequieto gli editoriali e le brevi notizie che non aveva avuto il tempo di leggere prima di lasciare New Orleans il giorno precedente.

Mr Pontellier portava gli occhiali. Era un uomo di quarant’anni, di media statura e di corporatura piuttosto snella; stava un poco curvo. Aveva i capelli castani e lisci, con la riga da un lato. La barba era ben curata e tagliata corta.

Di tanto in tanto distoglieva lo sguardo dal giornale e si guardava intorno. Dalla casa arrivava più rumore che mai. L’edificio principale era chiamato «la casa», per distinguerlo dai villini. Gli uccelli continuavano a chiacchierare e a fischiare. Due ragazze, le gemelle Farival, suonavano al pianoforte un duetto tratto da Zampa. Madame Lebrun entrava e usciva affaccendata, impartendo ordini a gran voce a un garzone addetto al cortile ogni volta che entrava in casa, e dando disposizioni, a voce altrettanto alta, a chi serviva in sala da pranzo ogni volta che usciva. Era una donna fresca e graziosa, sempre vestita di bianco, con le maniche al gomito. Le gonne inamidate frusciavano mentre andava e veniva. Più in là, davanti a uno dei villini, una signora in nero passeggiava su e giù con aria composta, sgranando il rosario. Molti ospiti della pensione erano andati alla Chénière Caminada sul lugro di Beaudelet per assistere alla messa. Alcuni giovani giocavano a croquet sotto le querce acquatiche. C’erano anche i due figli di Mr Pontellier – due bimbetti robusti di quattro e cinque anni. Una bambinaia quarterona li seguiva qua e là, con aria assente e meditabonda.

Alla fine Mr Pontellier si accese un sigaro e cominciò a fumare, lasciando penzolare il giornale dalla mano. Fissò lo sguardo su un ombrellino bianco che avanzava a passo di lumaca dalla spiaggia. Lo distingueva bene fra i tronchi scarni delle querce acquatiche e oltre la distesa di camomilla gialla. Il Golfo appariva lontano e sfumava indistinto nell’azzurro dell’orizzonte. L’ombrellino continuava ad avvicinarsi lentamente. Al riparo dell’ombrellino, foderato di rosa, c’erano sua moglie, Mrs Pontellier, e il giovane Robert Lebrun. Quando raggiunsero il villino, i due si sedettero con aria un po’ stanca sul gradino più alto della veranda, l’uno di fronte all’altra, ciascuno appoggiato a un palo di sostegno.

«Che follia! Fare il bagno a quest’ora, con questo caldo!» esclamò Mr Pontellier. Lui si era tuffato all’alba. Per questo la mattinata gli sembrava lunga.

«Sei così scottata che non ti si riconosce più» aggiunse, guardando la moglie come si guarda un oggetto di valore che si possiede e che ha subito qualche danno. Lei sollevò le mani, mani forti e ben fatte, e le esaminò con occhio critico, tirandosi su le maniche color daino fin sopra i polsi. Guardandole, si ricordò degli anelli, che aveva dato al marito prima di andare in spiaggia. Gli tese la mano in silenzio e lui, capendo, tirò fuori gli anelli dal taschino del panciotto e glieli lasciò cadere nel palmo aperto. Se li infilò alle dita; poi, stringendosi le ginocchia con le mani, rivolse lo sguardo a Robert e si mise a ridere. Gli anelli le scintillavano alle dita. Lui le rispose con un sorriso.

«Che c’è?» chiese Pontellier, guardando ora l’una ora l’altro con pigro divertimento. Era una gran sciocchezza; una qualche avventura là in acqua, e cercarono tutti e due di raccontarla nello stesso momento. Raccontata, non sembrava divertente neppure la metà. Se ne accorsero loro e se ne accorse anche Mr Pontellier. Lui sbadigliò e si stiracchiò. Poi si alzò, dicendo che aveva una mezza idea di andare all’albergo di Klein a fare una partita a biliardo.

«Venga anche lei, Lebrun» propose a Robert. Ma Robert ammise con tutta franchezza che preferiva restare dov’era a parlare con Mrs Pontellier.

«Be’, mandalo via quando ti annoia, Edna» le raccomandò il marito mentre si preparava ad andarsene.

«Tieni, prendi l’ombrello» esclamò lei, porgendoglielo. Lui prese l’ombrellino e, sollevandolo sopra la testa, scese i gradini e si allontanò.

«Torni per pranzo?» gli gridò dietro la moglie. Lui si fermò un momento e si strinse nelle spalle. Si frugò nel taschino del panciotto; c’era una banconota da dieci dollari. Non sapeva; forse sarebbe tornato per il pranzo, che si serviva presto, e forse no. Tutto dipendeva dalla compagnia che avrebbe trovato da Klein e da quanto sarebbe stata alta la posta nella «partita». Non lo disse, ma lei lo capì e rise, salutandolo con un cenno del capo.

Tutti e due i bambini volevano seguire il padre quando lo videro avviarsi. Lui li baciò e promise di portare loro, al ritorno, caramelle e arachidi.


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